Enjoy the silence…
La chiave di tutto era di fronte a me, talmente in vista da essere quasi impenetrabilmente nascosta. La chiave di tutto era una canzone.
E che canzone, aggiungerei !!!
Enjoy the Silence è una di quelle canzoni che segnano una epoca.
E’ uno spartiacque di quello che viene definito spirito del tempo.
Era il 1990 quando i Depeche Mode lanciarono questa canzone.
In una epoca che stava vivendo la “fine della storia”, una canzone come questa è quanto di più rivoluzionario ci possa essere.
In una epoca segnata dal fragore dei muri, veri e virtuali, che venivano giù a colpi di libertà, c’era ancora qualcuno che omaggiava il silenzio.
In questo consiste la grandezza.
Comunque era fatta.
Enjoy the Silence sarebbe stata quello che, per Archimede, era stato un punto di appoggio: il punto di partenza per sollevare il mondo.
La chiave di tutto, la chiave per presentare questo mio libro: l’imitazione del silenzio.
Per me il silenzio non è assenza di suono.
Io preferisco pensare che il silenzio sia il risultato di tutti i suoni.
Un unico suono talmente armonico da divenire non suono, ma non assenza.
Questo libro segue, con una distanza temporale di 6 anni, il mio libro di esordio “l’Alfabeto delle nuvole”.
Sicuramente qualche punto di contatto ci sarà, ma credo che queste mie parole segnino una ulteriore tappa evolutiva del mio cammino letterario.
Nel primo libro, come un bambino imparavo a parlare.
In questo subentra la maturazione, e si impara a tacere.
Ma tacere non è stare zitti.
È solamente parlare con altri suoni, altre parole, altri termini, altri lemmi.
Ecco cos’è “l’imitazione del silenzio”.
Il rendere palese un nuovo tipo di vocabolario.
Un vocabolario che amplia quello vecchio e che, inevitabilmente, sostituisce qualche vocabolo vecchio o inadeguato con un altro più pregnante.
È anche un ampliamento della visione e della prospettiva.
Pur rimanendo la dimensione intimistica molto presente nella mia poetica, non mi sono negato incursioni nella storia e nelle storie.
Ma se proprio devo trovare un filo rosso che faccia da conduttore, credo che questo vada trovato nella ricerca di trovare le radici profonde del mio scrivere.
Un’altra novità di questa mia opera sono le quattro citazioni che aprono questo volume.
Ho sempre voluto farlo, pur consapevole che offrire delle citazioni significa quasi voler anteporre ed imporre le mie cifre interpretative al lettore.
Comunque l’ho fatto e più le leggo, più mi accorgo che sembrano fatte apposta per queste mie poesie.
Ho cominciato a scrivere questa prefazione e stavo dimenticando la cosa più importante: le poesie.
So benissimo che avete preso questo volume per loro ed è giusto che loro abbiano il centro della scena.
Senza questa prefazione, loro vivrebbero comunque.
Mai il contrario.
Grazie per l’attenzione.